MESE DI GENNAIO 2021

Lettera n° 27
Febbraio 1913

SIGFRIDO, IL RICERCATORE DELLA VERITÀ

Come diamo ai nostri bambini libri illustrati per poter apprendere lezioni morali che essi sarebbero incapaci di capire intellettualmente, così le Guide divine dell’umanità sono ricorse ai miti per trasmettere grandi verità spirituali che, pur rimanendo a lungo allo stato “germinativo” nel nostro subconscio, sono stati potenti fattori nella direzione impressa al progresso umano. Il mito di Faust ad esempio, incorpora i grandi problemi della Massoneria e del Cattolicesimo, con la soluzione finale, ma lo vedremo nelle prossime lezioni. Ora mi vorrei servire solo di un episodio del grande poema nordico “L’Anello del Nibelungo” per mostrare come il detto: “colui che vuol trovare la verità deve abbandonare padre e madre” – come hanno fatto Gesù e Hiram Abiff – sia una verità comunicata ai “Figli della Nebbia” (significato della parola “Nibelunghi”) che vivevano nell’atmosfera nebulosa di Atlantide. Più tardi potremo studiare la leggenda intera (1).
Wotan è il capo degli dèi che sono sempre in guerra con i giganti. Per proteggersi, gli dèi costruiscono una fortezza chiamata Walhalla ove le Walkirie, figlie di Wotan, portano i fedeli difensori caduti in battaglia nella difesa della loro fede. La verità ha perso il carattere di universalità quando i suoi guardiani l’hanno circondata di mura e l’hanno limitata. Ma Wotan ha altri figli che amano la Verità al punto di fuggire dal Walhalla per essere liberi. Si sono armati di una spada chiamata “Figlio della disperazione” (che rappresenta il coraggio della disperazione), con l’aiuto della quale coloro che si ribellano alle credenze ed ai dogmi si sbarazzano ogni volta delle convenzioni per partire alla ricerca della verità. Wotan invia i suoi favoriti all’inseguimento dei fuggitivi e chiede a Brunilde, la Walkiria che rappresenta lo Spirito della Verità, di aiutarlo a sterminarli. Ella si rifiuta e Wotan, che si è reso invisibile, para i colpi del suo valoroso figlio Sigmundo che in questa lotta impari viene ucciso.
La Chiesa dominante non vede di buon occhio l’allontanamento dei suoi figli. Essa avrebbe anche voluto costringere lo Spirito della Verità ad obbedirgli e, quando questa manovra non riesce, ricorre a sottili astuzie per raggiungere i suoi fini. Le sue intenzioni sono lodevoli, ma essa ha degenerato. Quando Wotan allontana da sé Brunilde in lacrime per farla cadere nel sonno su di una roccia circondata dalle fiamme, le dice che ella non si risveglierà prima che appaia un eroe più libero di lei. La Verità non può essere trovata nei dogmi di una religione e colui che parte per cercarla non deve essere vincolato da un obbligo di obbedienza incondizionata.
Sigfrido, il cui nome significa “pace per mezzo della vittoria”, risponde a questa caratteristica: egli è il figlio di Sigmundo, l’eroe fatto morire, e di sua sorella e sposa Siglinde, morta nel metterlo alla luce. È perciò libero da ogni vincolo con il padre e con la madre o altri legami terreni; la sua sola eredità è una spada rotta: “la spada della disperazione”. Educato presso i Nibelunghi (l’umanità comune), è conscio della sua divinità e si ribella contro le limitazioni impostegli. Suo padre adottivo, Mime, è un abile fabbro, ma tutte le spade da lui forgiate vengono rotte al primo colpo dal giovane gigante. Mime aveva spesso cercato di forgiare il “Figlio della disperazione”, ma senza successo, perché nessuna persona indolente può riuscire a farlo. Fino a quando temiamo la Chiesa, l’opinione pubblica o chiunque altro, non possiamo essere liberi.
Il coraggio della disperazione vince sul timore ed alla fine Sigfrido forgia da sé la spada della quale si serve poi per uccidere Fafner, il drago del desiderio che “nasconde” i tesori della terra e Mime, suo padre adottivo, la natura inferiore. È allora completamente libero ed un uccello, la voce dell’intuizione, gli parla della bella Brunilde, lo Spirito della Verità, che può essere risvegliata da un uomo libero e valoroso. Perseguendo il suo ideale, Sigfrido segue l’uccello dell’intuizione ma Wotan, suo antenato, cerca di sbarrargli il cammino con la lancia, che rappresenta il potere della fede sulla quale la spada tenuta da Sigmundo si era in un primo tempo rotta.
Dopo che Sigfrido l’ha forgiata, questa spada è divenuta più solida, mentre la lancia di Wotan ha perso la sua solidità dopo il primo colpo, in quanto la fede si indebolisce sempre sotto l’attacco. Sigfrido, uomo libero e senza paura, spezza la lancia di Wotan e continuando ad avanzare attraverso le fiamme fino alla roccia dove riposava la Walkiria, lo Spirito della Verità, la abbraccia e con un dolce bacio la sveglia.
Quest’antico mito indicava cosa il ricercatore della verità dovesse fare per trovarla. Dobbiamo abbandonare padre e madre, cioè credenze e dogmi, convenzioni, idee preconcette e desideri di questo mondo; non dobbiamo avere mai timore dei conflitti con le autorità stabilite, ma dobbiamo seguire la nostra voce interna attraverso il fuoco, se occorre: è allora e solo allora che potremo trovare la Verità.
Per questo motivo i Rosacroce insistono sul fatto che tutti coloro che si avvicinano ad essi chiedendo insegnamenti più profondi, siano liberi da qualsiasi legame con una determinata scuola e nessun Probazionista, in nessun grado del suo sviluppo, è soggetto a giuramenti.
Le sole promesse ch’egli fa, le fa a sé stesso, perché la libertà è il possesso più prezioso dell’anima e non vi è maggior crimine che quello di ostacolare il proprio prossimo in qualunque maniera. Si possa noi restare fedeli a questa grande eredità e resistere valorosamente ad ogni usurpazione di questo sacro diritto.

(1) Vedere il libro: Misteri delle Grandi Opere