LETTERA ALLO STUDENTE - Gennaio 2024

IL VIZIO DELL’EGOISMO

E IL POTERE DELL’AMORE

Nell’ultima lezione (1) abbiamo visto il Signore di Wartburg chiedere al menestrello di descrivere l’amore. Siccome noi  aspiriamo tutti a sviluppare questa qualità, è importante esaminare accuratamente il problema e vedere su quale punto troviamo difficoltà, perché è innegabile che questo genere d’amore difetta terribilmente.

Anche se possiamo illudere gli altri, quando sondiamo il nostro cuore, ci vergogniamo conoscendo i veri motivi di azioni che appaiono dettate da sentimenti altruistici. Analizzandoli, scopriremo che sono ispirati da una specie di egocentrismo, difetto che non confessiamo mai.

Ho udito persone confessarsi in pubblico e in privato, elencando tutti i peccati possibili, salvo quelli dell’egoismo. Si arriva perfino ad avere l’illusione di non essere egoisti. Anche se siamo poco osservatori, evidenziamo questo difetto negli altri, ma non riusciamo a vedere la trave nel nostro occhio e, fino a quando persisteremo nel non riconoscere questa mancanza, sforzandoci seriamente di superarla, non potremo progredire nella strada dell’amore.

Tommaso da Kempis diceva: “Preferirei sentire la compunzione piuttosto di saperla definire” e noi possiamo sostituire la parola “compunzione” con “amore”. Ah! Se potessimo sentire solo l’amore piuttosto che saperlo definire! Ma lo possiamo conoscere solo nella misura in cui ci purifichiamo da questo importante peccato dell’egoismo. La vita è il nostro più prezioso bene, perciò Cristo ha detto: “Non vi è maggiore amore (o disinteresse) che dare la vita per i propri amici”.

Nella misura in cui coltiveremo questo disinteresse arriveremo all’amore, perché queste due parole sono sinonimi, come indica San Paolo nel suo indimenticabile tredicesimo capitolo della prima Epistola ai Corinzi. Quando un povero viandante bussa alla nostra porta, gli daremo il meno possibile? Se sì, siamo egoisti. Oppure l’aiutiamo solo perché la nostra coscienza non ci permette di scacciarlo? È ancora egoismo, perché vogliamo evitare il rimorso. Anche se diamo la vita per una causa, non è perché la sentiamo opera nostra? Quando mi passa per la mentre una simile idea riguardo la nostra Fraternità, mi assale la vergogna e mi copro il volto… Certamente il lavoro va eseguito, ma non facciamoci ingannare, resistiamo al demone dell’egoismo, guardandoci senza posa dai suoi attacchi sottili. Se lo sentiamo mormorare che abbiamo bisogno di riposo e che non siamo in grado di prodigarci per gli altri, cerchiamo di “far leva” sulla nostra virtù di generosità. Dopo tutto conserviamo quello che diamo, perché il corpo si decompone e i beni vengono abbandonati mentre le nostre azioni rimangono per l’eternità.

(1) Misteri delle Grandi Opere - cap. 16.

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